#gAmonal, #NOmooc, Genocidio .. Le profezie di Pasolini in #ikaskide14 vía ☆ EZLN ✞ .. ni UN post-it más !!!


Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Pier Paolo Pasolini

Hoy seguimos, pensando, en nuestra participacione en #ikaskide14  .. y traemos dos textos audiovisuales y poéticos desde nuestra perspectiva  ☆ EZLN ✞   Epistemología &; モⓈ下-ÊⓣⓘⓒÄ ℈dudadá ( @UTSAnaDna, que aportamos al debate .. el primero un poema recitado por Vittorio Gassman de Pasolini "Alla mia nazione" , ahora que fué recién elegido el Presidente del Parlamento Europeo ... del cártel del III Reich al IV Reich .. del PANZER al EURO ... y que habló sin ambages de la preocupación por una guerra en europa .. eso , mientras en Japón se cambia la constitución para introducir la llamada  'auto-defensa colectiva'  (desde el fin de la segunda guerra de invasión nazi fascista japones del mundo ) con la aquiescencia de USA ...   que casualidad que cuando el PIB de Italia y España supera el aleman y el paro aleman era muy superior al de estos paises 2007 .. se "concreta-inventa" una CRISIS que destruye a los PIG's (Italia, Portugal, España, Grecia...) y los pone bajo el yugo de la bota del REICH ( de nuevo genocidio de los pueblos ... del PANZER al EURO? ) .... y la segunda ... un video... sobre una alocución de Pasolini en la  Festa dell'Unità a Milano nell'estate del 1974 ... UN AÑO clave en la #Intransicion franquista deuchstland IV REICH diseñada por Kissinger y Willy Brandt y la fuerzas internas del régimen Juan Franco I  ... kabooommm Carrero !!! ...



Así nos presentan en YouTube ... el texto audiovisual de arriba:

Riportiamo il testo parziale di un intervento di Pasolini ad una Festa dell'Unità a Milano nell'estate del 1974. Lo abbiamo letto nel nostro incontro e vale più di mille spiegazioni: "[...] Questo solo per dare un breve riassunto della mia visione infernale, che purtroppo io vivo esistenzialmente. Perché questa tragedia in almeno due terzi dell'Italia? Perché questo genocidio dovuto all'acculturazione imposta subdolamente dalle classi dominanti? Ma perché la classe dominante ha scisso nettamente «progresso» e «sviluppo». Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta una distinzione drastica tra i due termini: «progresso» e «sviluppo». Si può concepire uno sviluppo senza progresso, cosa mostruosa che è quella che viviamo in circa due terzi dell'Italia; ma in fondo si può concepire anche un progresso senza sviluppo, come accadrebbe se in certe zone contadine si applicassero nuovi modi di vita culturale e civile anche senza, o con un minimo di sviluppo materiale. Quello che occorre -- ed è qui a mio parere il ruolo del partito comunista e degli intellettuali progressisti -- è prendere coscienza di questa dissociazione atroce e renderne coscienti le masse popolari perché appunto essa scompaia, e sviluppo e progresso coincidano. [...]". 

Aquí por último
Genocidio 
di Pier Paolo Pasolini
["Si tratta di un intervento orale alla Festa dell’Unità di Milano (Estate 1974). La stesura scritta è dovuta alla redazione di “Rinascita”. Vi si sente la mia “voce” ed è per questo che non escludo dal volume questo scritto ripetitivo e ostinato". - Pubblicato su “Rinascita” il 27 settembre 1974 - Ora in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975]

Vorrete scusare qualche mia imprecisione o incertezza terminologica. La materia - si è premesso - non è letteraria, e disgrazia o fortuna vuole che io sia un letterato, e che perciò non possegga soprattutto linguisticamente i termini per trattarla. E ancora una premessa: ciò che dirò non è frutto di un’esperienza politica nel senso specifico, e per così dire professionale deIla parola, ma di un’esperienza che direi quasi esistenziale.
Dirò subito, e l’avrete già intuito, che la mia tesi è molto più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano. Essa ha come tema conduttore il genocidio: ritengo cioè che la distruzione e sostituzione di valori nella società italiana di oggi porti, anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa. Non è del resto un’affermazione totalmente eretica o eterodossa. C’è già nel Manifesto di Marx un passo che descrive con chiarezza e precisione estreme il genocidio ad opera della borghesia nei riguardi di determinati strati delle classi dominate, soprattutto non operai, ma sottoproletari o certe popolazioni coloniali. Oggi l’Italia sta vivendo in maniera drammatica per la prima volta questo fenomeno: larghi strati, che erano rimasti per così dire fuori della storia - la storia del dominio borghese e della rivoluzione borghese - hanno subito questo genocidio, ossia questa assimilazione al modo e alla qualità di vita della borghesia.
Come avviene questa sostituzione di valori? Io sostengo che oggi essa avviene clandestinamente, attraverso una sorta di persuasione occulta. Mentre ai tempi di Marx era ancora la violenza esplicita, aperta, la conquista coloniale, l’imposizione violenta, oggi i modi sono molto più sottili, abili e complessi, il processo è molto più tecnicamente maturo e profondo. I nuovi valori vengono sostituiti a quelli antichi di soppiatto, forse non occorre nemmeno dichiararlo dato che i grandi discorsi ideologici sono pressoché sconosciuti alle masse (la televisione, per fare un esempio su cui tornerò, non ha certo diffuso il discorso di Cefis agli allievi dell’Accademia di Modena).
Mi spiegherò meglio tornando al mio solito modo di parlare, cioè quello del letterato. In questi giorni sto scrivendo il passo di una mia opera in cui affronto questo tema in. modo appunto imrnaginoso, metaforico: immagino una specie di discesa agli inferi, dove, il protagonista, per fare esperienza del genocidio di cui parlavo, percorre la strada principale di una borgata di una grande città meridionale, probabilmente Roma, e gli appare una serie di visioni ciascuna delle quali corrisponde a una delle strade trasversali che sboccano su quella centrale. Ognuna di esse è una specie di bolgia, di girone infernale della Divina Commedia: all’imbocco c’è un determinato modello di vita messo lì di soppiatto dal potere, al quale soprattutto i giovani, e più ancora i ragazzi, che vivono nella strada, si adeguano rapidamente. Essi hanno perduto il loro antico modello di vita, quello che realizzavano vivendo e di cui in qualche modo erano contenti e persino fieri anche se implicava tutte le miserie e i lati negativi che c’erano ed erano - sono d’accordo - quelli qui elencati da Napolitano: e adesso
cercano di imitare il modello nuovo messo lì dalla classe dominante di nascosto. Naturalmente, io elenco tutta una serie di modelli di comportamento, una quindicina, corrispondenti a dieci gironi e cinque bolgie. Accennerò, per brevità, solo a tre; ma premetto ancora che la mia è una città del centro-sud, e il discorso vale solo relativamente per la gente che vive a Milano, a Torino, a Bologna ecc.
Per esempio, c’è il modello che presiede a un certo edonismo interclassista, il quale impone ai giovani che incoscientemente lo imitano, di adeguarsi nel comportamento, nel vestire, nelle scarpe, nel modo di pettinarsi o di sorridere, nell’agire o nel gestire a ciò che vedono nella pubblicità dei grandi prodotti industriali: pubblicità che si riferisce, quasi razzisticamente, al modo di vita piccolo-borghese. I risultati sono evidentemente penosi, perché un giovane povero di Roma non è ancora in grado di realizzare questi modelli, e ciò crea in lui ansie e frustrazioni che lo portano alle soglie della nevrosi. Oppure, c’è il modello della falsa tolleranza, della perrnissività. Nelle grandi città e nelle campagne del centro-sud vigeva ancora un certo tipo di morale popolare, piuttosto libero, certo, ma con tabù che erano suoi e non della borghesia, non l’ipocrisia, ad esempio, ma semplicemente una sorta di codice a cui tutto il popolo si atteneva. A un certo punto il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore, e non era un consumatore perfetto se non gli si concedeva una certa permissività in campo sessuale. Ma anche a questo modello il giovane dell’Italia arretrata cerca di adeguarsi in modo goffo, disperato e sempre nevrotizzante. O infine un terzo modello, quello che io chiamo dell’afasia, della perdita della capacità linguistica. Tutta l’Italia centro-meridionale aveva proprie tradizioni regionali, o cittadine, di una lingua viva, di un dialetto che era rigenerato da continue invenzioni, e all’interno di questo dialetto, di gerghi ricchi - di invenzioni quasi poetiche: a cui contribuivano tutti, giorno per giorno, ogni serata nasceva una battuta nuova, una spinitosaggine, una parola imprevista; c’era una meravigliosa vitalità linguistica. Il modello messo ora lì dalla classe dominante li ha bloccati linguisticamente: a Roma, per esempio, non si è più capaci di inventare, si è caduti in una specie di nevrosi afasica; o si parla una lingua finta, che non conosce difficoltà e resistenze, come se tutto fosse facilmente parlabile - ci si esprime come nei libri stampati - oppure si arriva addirittura alla vera e propria afasia nel senso clinico della parola; si è incapaci di inventare metafore e movimenti linguistici reali, quasi si mugola, o ci si danno spintoni, o si sghignazza senza saper dire altro.
Questo solo per dare un breve riassunto della mia visione infernale, che purtroppo io vivo esistenzialmente. Perché questa tragedia in almeno due terzi d’Italia? Perché questo genocidio dovuto all’acculturazione imposta subdolamente dalle classi dominanti? Ma perché la classe dominante ha scisso nettamente «progresso» e «sviluppo». Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta una distinzione drastica tra i due termini: «progresso» e «sviluppo». Si può concepire uno sviluppo senza progresso, cosa mostruosa che è quella che viviamo in circa due terzi d’Italia; ma in fondo si può concepire anche un progresso senza sviluppo, come accadrebbe se in certe zone contadine si applicassero nuovi modi di vita culturale e civile anche senza, o con un minimo di sviluppo materiale. Quello che occorre - ed è qui a mio parere il ruolo del partito comunista e degli intellettuali progressisti - è prendere coscienza di questa dissociazione atroce e renderne coscienti le masse popolari perché appunto essa scompaia, e sviluppo e progresso coincidano.
Qual è invece lo sviluppo che questo potere vuole? Se volete capirlo meglio, leggete quel discorso di Cefis agli allievi di Modena che citavo prima, e vi troverete una nozione di sviluppo come potere multinazionale - o transnazionale come dicono i sociologhi - fondato fra l’altro su un esercito non più nazionale, tecnologicamente avanzatissimo, ma estraneo alla realtà del proprio paese. Tutto questo dà un colpo di spugna al fascismo tradizionale, che si fondava sul nazionalismo o sul clericalismo, vecchi ideali, naturalmente falsi; ma in realtà si sta assestando una forma di fascismo completamente nuova e ancora più pericolosa. Mi spiego meglio. È in corso nel nostro paese, come ho detto, una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa e in primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani. Visti in questa luce, anche i risultati del 12 maggio contengono un elemento di ambiguità. Secondo me ai «no» * ha contribuito potentemente anche la televisione, che, ad esempio, in questi vent’anni ha nettamente svalutato ogni contenuto religioso: oh sì, abbiamo visto spesso il Papa benedire, i cardinali inaugurare, abbiamo visto processioni e funerali, ma erano fatti controproducenti ai fini della coscienza religiosa. Di fatto, avveniva invece, almeno a livello inconscio, un profondo processo di laicizzazione, che consegnava le masse del centro-sud al potere dei mass-media e attraverso questi all’ideologia reale del potere: all’edonismo del potere consumistico.
Per questo mi è accaduto di dire - in maniera troppo violenta ed esagitata, forse - che nel «no» vi è una doppia anima: da una parte un progresso reale e cosciente, in cui i comunisti e la sinistra hanno avuto un grande ruolo; dall’altra un progresso falso, per cui l’italiano accetta il divorzio per le esigenze laicizzanti del potere borghese: perché chi accetta il divorzio è un buon consumatore. Ecco perché, per amore di Verità e per senso dolorosamente critico, io posso giungere anche a una previsione di tipo apocalittico, ed è questa: se dovesse prevalere, nella massa dei «no», la parte che vi ha avuto il potere, sarebbe la fine della nostra società. Non accadrà, perché appunto in Italia c’è un forte Partito comunista, c’è una intelligencjia abbastanza avanzata e progressista; ma il pericolo c’è. La distruzione di valori in corso non implica una immediata sostituzione di altri valori, col loro bene e il loro male, col necessario miglioramento del tenore di vita e insieme con un reale progresso culturale. C’è, nel mezzo, un momento di imponderabilità, ed è appunto quello che stiamo vivendo; e qui sta il grande, tragico pericolo. Pensate a cosa può significare in queste condizioni una recessione e non potete certo non rabbrividire se vi si affaccia anche per un istante il parallelo - forse arbitrario, forse romanzesco - con la Germania degli anni trenta. Qualche analogia il nostro processo di industrializzazione degli ultimi dieci anni con quello tedesco di allora ce l’ha: fu in tali condizioni che il consumismo aprì la strada; con la recessione del ‘20, al nazismo.
Ecco l’angoscia di un uomo della mia generazione, che ha visto la guerra, i nazisti, le ss, che ne ha subito un trauma mai totalmente vinto. Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle ss: e vedo così stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.
* Si tratta dei “no” al referendum con il quale era richiesta, dalla Dc e altri, l’abrogazione della legge sul divorzio. [torna al testo]

 Fuentes: [youtube ]

#ikaskide14 .. no estamoh lokos !! … #Intransicion e #Incomunicación en RED …(H) ados ..del sistema explicaDOR pReda-GO-gia




Utsa moldatzeko joak
ezpaitute soñurik...
biotzarentzat baizik...

Y es que los golpes para moldear el vacío
no emiten sonido alguno...
más que para el corazón...

Antonio Valverde "Ayalde" cuando en el poema Utsa le replica a Oteiza que el ser vasco no está en UTSA , ni en el cromlech ...  

Hoy traemos a este espacio ... el anuncio, que de nuevo, estaremos en Donostia en #ikaskide14 .. en las I Jornadas , estuvimos solitos charlando sobre  Epistemología & モⓈ下-ÊⓣⓘⓒÄ ℈dudadá.. llevamos jamonsito y gazpacho der súh  ... despues de un re-encuentro martes, 19 de noviembre de 2013 @UTSAlab (II) , Ilusionismo social (I) & #ROBOticIBERIA (III) #euroboticsweek13 : ☆ EZLN ✞ ... la invasión de los ladrones de cuerpos... sobre estética y astucias . Borges .. #Universidad es #educación ?  estuvimos en los previos de esta segunda en  ... estuvimos bien acompañaitos por Javier Encina y su ilusionismo social ... y ahora ... completamos .. el trío.. quienes más se nos aunarán ..? ummm . y es q no estamos solos q sabemos lo que queremos, vive la vida igual q si fuera un sueño ...  y buscaréeeeeee ;-)...
 de dónde, de estos encuentros ha surgido @UTSAnaDná  (antes @UTSAlab ).. de la que ya hablaremos .. ese cruce q quiere recuperar el lao atlántico  ... la ruta de la plata q une Zeviya CalYFlato IndePendiente con Asturies y Donostia ...  ... pero a lo que íbamos ..
Tendremos dos interVEN-si-ONES acci-ONES :

1)
DEBATE-REFLEXIÓN
EDUCACIÓN PÁ QUÉ ?. APRENDIZAJE EN ESPACIOS Y TIEMPOS COTIDIANOS
Javier Encina – Juan José Calderón – Ainhoa Ezeiza
Idioma: Castellano (documental en euskera, subtitulado en castellano) 

2)
DESEMPODERAMIENTO: LINGÚÍSTICO, ESTÉTICO Y COMUNITARIO
Javier Encina – Juan José Calderón – Ainhoa Ezeiza

* Se requiere leer el siguiente material previamente al seminario:
Idioma: Castellano / Euskera

Y es que como decimos en el título del post, ... entre (H)ados, duendes y drones ...  er chocolate.. carcelero ..

Y ahí andamos , enredando ... entre grupos y grupas ...  así que recordemos a la revolución francesa ... justo antes es donde se quedó enganchá la España Patraña que padecemos con su contrareforma perpetua ..  perpetuada y perpetrada por el antiguo régimen que nos desgobierna, ..SIIII!!!! aún ... así que desde +EstacionCadeaux Sevilla  .. un espacio, que queremos de cosas bonitas, libre cuan se puede ser libre ... que recién hemos estrenado, familiarmente y con amigas y amigos ... traemos a JAcotot .. y recordamos los carteles revolusionarios de la época ... una visión del aprendizaje entre iGUALES ... ANTIgua ... pero cuan necesario hoy recordar a nuestros buenos antepasados ... que como dijeron los de Tiqqun ... Llamamiento



"La revelación que se apoderó de Joseph Jacotot se concentra en esto: es necesario invertir la lógica del sistema explicador. La explicación no es necesaria para remediar una incapacidad de comprensión.Todo lo contrario, esta incapacidad es la ficción que estructura la concepción explicadora del mundo. El explicador es el que necesita del incapaz y no al revés, es él el que constituye al incapaz como tal.Explicar alguna cosa a alguien, es primero demostrarle que no puede comprenderla por sí mismo. Antes de ser el acto del pedagogo, la explicación es el mito de la pedagogía, la parábola de un mundo dividido en espíritus sabios y espíritus ignorantes, espíritus maduros e inmaduros, capaces e incapaces, inteligentes y estúpidos La trampa del explicador consiste en este doble gesto inaugural. Por un lado, es él quien decreta el comienzo absoluto: sólo ahora va a comenzar el acto de aprender. Por otro lado, sobre todas las cosas que deben aprenderse, es él quien lanza ese velo de la ignorancia que luego se encargará de levantar. Hasta que él llegó, el niño tanteó a ciegas, adivinando. Ahora es cuando va a aprender. Oía las palabras y las repetía. Ahora se trata de leer y no entenderá las palabras si no entiende las sílabas, las sílabas si no entiende las letras que ni el libro ni sus padres podrían hacerle entender, tan sólo puede la palabra del maestro. El mito pedagógico, decíamos, divide el mundo en dos. Pero es necesario decir más precisamente que divide la inteligencia en dos. Lo que dice es que existe una inteligencia inferior y una inteligencia superior. La primera registra al azar las percepciones, retiene, interpreta y repite empíricamente, en el estrecho círculo de las costumbres y de las necesidades. Esa es la inteligencia del niño pequeño y del hombre del pueblo. La segunda conoce las cosas a través de la razón, procede por método, de lo simple a lo complejo, de la parte al todo. Es ella la que permite al maestro transmitir sus conocimientos adaptándolos a las capacidades intelectuales del alumno y la que permite comprobar que el alumno ha comprendido bien lo que ha aprendido. Tal es el principio de la explicación. Tal será en adelante para Jacotot el principio del atontamiento."


Para terminar traemos a Ivan Illich
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Anticipo aquí el concepto de equilibrio multidimensional de la vida humana. Dentro del espacio que traza este concepto, podremos analizar la relación del hombre con su herramienta. Aplicando "el análisis dimensional" esta relación adquirirá una significación absoluta "natural". En cada una de sus dimensiones, este equilibrio de la vida humana corresponde a una escala natural determinada. Cuando una labor con herramientas sobrepasa un umbral definido por la escala ad hoc, se vuelve contra su fin, amenazando luego destruir el cuerpo social en su totalidad. Es menester determinar con precisión estas escalas y los umbrales que permitan circunscribir el campo de la supervivencia humana.
En la etapa avanzada de la producción en masa, una sociedad produce su propia destrucción. Se desnaturaliza la naturaleza: el hombre, desarraigado, castrado en su creatividad, queda encarcelado en su cápsula individual. La colectividad pasa a regirse por el juego combinado de una exacerbada polarización y de una extrema especialización. La continua preocupación por renovar modelos y mercancías produce una aceleración del cambio que destruye el recurso al precedente como guía de la acción. El monopolio del modo de producción industrial convierte a los hombres en materia prima elaboradora de la herramienta. Y esto ya es insoportable. Poco importa que se trate de un monopolio privado o público, la degradación de la naturaleza, la destrucción de los lazos sociales y la desintegración del hombre nunca podrán servir al pueblo.
Las ideologías imperantes sacan a luz las contradicciones de la sociedad capitalista. No presentan un cuadro que permita analizar la crisis del modo de producción industrial. Yo espero que algún día, con suficiente vigor y rigor, se formule una teoría general de la industrialización, para que enfrente el asalto de la crítica.

La convivencialidad. Ivan Illich


Ah! se me orvidaba salvo estos toritos , q como dice el maeztro +MiKeL Ortiz de Etxebarria  .. hablamos de ná .. hay muchísima buena gente inteligente en las jornadas ... aquí os dejo el programa y su presentación
Uztailaren 14 eta 15ean jardunaldi bat egingo dugu irakasleentzat, gizarte eragileentzat, zientzia dibulgatzaileentzat, unibertsitateko eta unibertsitatetik kanpoko gazteentzat eta oro har, ikasteko bestelako moduak ezagutu nahi dituen edonorentzat, IKASKIDETZA SAREAproiektuaren testuinguruan.

Ekitaldia Donostiako Irakasleen Unibertsitate Eskolan izango da (Oñati plaza, 3, Donostia. Gipuzkoako Campusa. UPV/EHU).

Gai hauek izango ditugu hizpide: hiritar partaidetza, ekintzailetza eta berrikuntza, kultura zientifikoa, bideojokoak, gizarte teknologia, robotika ikasgelan, belaunaldiartekotasuna, eta bizitza aktiboa. Programan askotariko jarduerak eta tailerrak izango dira eta hiru jarduera gehigarri izango ditu: “81 amama” filmaren aurkezpena bere zuzendariaren laguntzaz, “Ahaluztea eta gizarte partaidetza” mintegia eta “Robotika inprimagarriko tailerra”.

Jardunaldien behin-behineko programa eta izenemate-orria webgunean bertan dago eskuragarri:  http://www.ikaskidetza.org.

Eskertuko genizueke jardunaldien berri ematen lagun diezaguzuen, interesa izan dezaketen pertsonengana iristeko. Edozein zalantza edo galdera egiteko, hauxe duzue gure eposta:ikaskidetza@gmail.com

Animatu eta hurbildu jardunaldietara!
Ikaskidetza Sarea - Red de Coaprendizaje
El 14 y 15 de Julio se celebra una jornada destinada a docentes, agentes sociales, divulgadores científicos,  jóvenes universitarios y no universitarios y público interesado en participar en redes y otras formas de aprender, dentro del marco del proyectoIKASKIDETZA SAREA.

El evento tendrá lugar en la Escuela Universitaria de Magisterio de San Sebastián(plaza Oñati, 3, San Sebastián. Campus de Gipuzkoa. UPV/EHU).

Trataremos temas de participación ciudadana, emprendizaje-innovación, cultura científica,  videojuegos, tecnología social, robótica en las aulas, transgeneracionalidad, y vida activa. Un programa con actividades y  talleres diversos y con tres actividades adicionales: Presentación del film “81 amama” con la participación de su directora, el seminario sobre “Desempoderamiento y participación social” y el “Taller de Robótica Imprimible”.

El programa provisional de las jornadas y la hoja de inscripción están accesibles en la web:  http://www.ikaskidetza.org.

Rogamos nos ayudeis a dar la mayor difusión posible para que esta información pueda llegar a todas las personas interesadas. Atenderemos cualquier duda o cuestión a través del correo de las jornadas: ikaskidetza@gmail.com  

¡Anímate y acércate a las jornadas!
Ikaskidetza Sarea - Red de Coaprendizaje

II Jornadas de Aprendizaje Informal y Comunicación en Red

Más información: http://www.ikaskidetza.org
14/07/2014
Salón de Actos
Aula 1.3
09:00-09:30
Acreditaciones

09:30-09:45
Bienvenida y apertura oficial de las jornadas

09:45-10:30
VISIÓN GENERAL
Qué es Ikaskidetza Sarea, Red de Coaprendizaje. Actividades desarrolladas en #ikaskide1314
Mertxe J. Badiola y Ainhoa Ezeiza
Idioma: Euskara / Castellano

10:30-11:30
LÍNEA ROBÓTICA EDUCATIVA
Proyecto E&P Sarea.
Experiencia de docentes que han participado en el proyecto.
Iñaki Zarauz Leoz (Orioko Herri Eskola), Itxaso Alonso (The English School)
Idioma: Euskara/Castellano
LÍNEA DE CREATIVIDAD E INNOVACIÓN
Se presentarán las bases teóricas y metodológicas de las actividades / talleres:
  • En esta acción se presentarán todos los talleres realizados, explicitando el enfoque y metodología de los mismos.
  • Se asociarán los Talleres con la visión general de Ikaskidetza Sarea y se relacionarán con el ALV.
  • Se hará también referencia a la línea de investigación iniciada acerca del aprendizaje informal y el ALV en el ámbito empresarial-organizacional.
Idioma: Castellano
11:30-12:00
Café
Café
12:00-13:00
LÍNEA #KULTURAZIENTIFIKOA
Reflexiones en torno a las actividades llevadas a cabo en el Campus de Gipuzkoa sobre el desarrollo de la cultura científica en euskera y la participación de los estudiantes.
Ainhoa Ezeiza
Idioma: Euskara
LÍNEA ROBOTICA EDUCATIVA
Dinámicas de Aula para la introducción de la robótica transversalmente en las etapas de Primaria y Secundaria.
Taller de electrónica creativa abierto al público infantil y juvenil
Idioma: Castellano
13:00-14:00
LÍNEA VIDEOJUEGOS
El lenguaje y la construcción narrativa en los videojuegos.
Ponencia: Daniel Miera Arnaiz
Doctorando Departamento de Comunicación Audiovisual y Publicidad UPV/EHU
Idioma: Castellano

14:00-16:00
Comida (no incluida en la inscripción)

16:00-17:30
LÍNEA VIDA ACTIVA
Deporte profesional y vida cotidiana. Mesa de debate. Aritz Olagoi
Idioma: Euskara
LÍNEA DE CREATIVIDAD E INNOVACIÓN
Taller acerca de creatividad e innovación, finalizando con una actividad utilizando la metodología de STORYTELLING que permita a las personas participantes relatar los aprendizajes adquiridos durante la propia actividad, visibilizándolos:
  • Aplicaciones directas a la “vida diaria” – cotidiana de los aprendizajes adquiridos.
  • Aplicaciones de los aprendizajes a su trayectoria laboral – profesional.
  • Aplicaciones directas del aprendizaje a situaciones de la “vida social”.
Idioma: Castellano
17:30-18:00
Café
Café
18:00-19:30
PROYECTOS AFINES A IKASKIDETZA
Presentación de proyectos afines o relacionados de alguna forma con la Red Ikaskidetza:
  • INCUBEGG, ARDUKUBO, IZAR GALAKTIK
  • EUROPEAN ROBOTICS WEEK
  • KFÉ INNOVACIÓN
  • PINTXO DEVELOPERS
  • IMPRESION 3D Y CULTURA MAKER
Idioma: Castellano

15/07/2014
Salón de Actos
Aula 1.3
09:30-09:45
Preparando el día …

09:45-12:00
DEBATE-REFLEXIÓN
EDUCACIÓN PÁ QUÉ. APRENDIZAJE EN ESPACIOS Y TIEMPOS COTIDIANOS
Javier Encina – Juan José Calderón – Ainhoa Ezeiza
Idioma: Castellano (documental en euskera, subtitulado en castellano)
LÍNEA TECNOLOGÍA SOCIAL
Taller de Geolocalización Activa (en exterior)
Idioma: Euskara
12:00-12:30
Café
Café
12:30-13:30
MESA FINAL
Conclusiones de la jornada y del proyecto #ikaskide1314

13:30 16:00
Comida (no incluida en la inscripción)
Comida (no incluida en la inscripción)
16:00-18:30
DEBATE-REFLEXIÓN
Presentación y debate del film documental “81 amama” (http://81amama.com/)
Mesa tertulia: Transgeneracionalidad y la perspectiva femenina.
Idioma: Castellano
LINEA TECNOLOGÍA SOCIAL
Presentación de la línea y que acciones/actividades se han abordado
Taller de Social Media y posicionamiento personal por Amaia Larrea.
Idioma: Euskara
ACTIVIDADES ADICIONALES
16/07/2014SEMINARIO – EU MAGISTERIOHIRIKILABS
10:00-13:00
DESEMPODERAMIENTO: LINGÚÍSTICO, ESTÉTICO Y COMUNITARIO
Javier Encina – Juan José Calderón – Ainhoa Ezeiza
* Se requiere leer el siguiente material previamente al seminario:
Idioma: Castellano / Euskera
TALLER DE ROBÓTICA IMPRIMIBLE
Idioma: Castellano